The Handmaid's Tale 2x13: la recensione del finale di stagione

@LuigiToto|

20 nomination agli Emmy per la seconda stagione di The Handmaid’s Tale. E tutte meritate. Iniziamo così, con questo incipit.

Qualcuno può dire che The Handmaid’s Tale sia arrivata nel momento giusto, in un periodo in cui la realtà supera macabramente la finzione. In un momento in cui i bambini vengono separati dalle loro madri, in cui le donne iniziano a gridare a gran voce contro i soprusi subiti in passato. Un momento in cui si dice basta.

Raramente una seconda stagione riesce a superare qualitativamente una prima, spesso gli show soffrono di quello che in gergo viene chiamato sophomore slump, ma The Handmaid’s Tale l’ha fatto. Oltre ad essere umanamente importante, la serie ha personaggi forti, multidimensionali, con una caratterizzazione mai banale.

Ed è stata la stagione delle donne. È stata la stagione di Elisabeth Moss, di Alexis Bledel e – specialmente – di Yvonne Strahovski.

C’è un momento ad inizio stagione in cui June, che si nasconde alla sede del Boston Globe – vede un episodio di Friends. Sorride, ricordando una realtà così lontana eppure così vicina. The Handmaid’s Tale ci sembra ambientato in un futuro che non ci appartiene, ma tocca temi che sono intrisi e radicati nella nostra società.

La miccia che accende una rivoluzione

Parliamo del personaggio di Eden. Apparentemente una figura secondaria, messa lì per recare disturbo o per essere di intoppo alla relazione tra June e Nick. Alcuni – compreso il sottoscritto, devo dirlo – hanno pensato che sarebbe stata la persona a distruggere Nick, a denunciarlo – e invece finisce per morire… per amore. E finisce per essere un espediente narrativo, sì, ma per tutt’altra cosa: è la miccia che accende una rivoluzione tra le donne di Gilead.

Donne sottomesse agli uomini. Donne che restano in silenzio. Donne che hanno pensato che la vita sarebbe stata migliore in questo modo. Ma il mondo è una ruota. Il sapore della libertà è troppo gustoso tra le labbra.

Il percorso di Serena Joy

The Handmaid's Tale

Se Fred è un villain semplice, quasi banale, chiuso nelle sue false convinzioni e ipocrita – perché neanche lui crede davvero a ciò che predica – Serena è la cattiva più complicata della storia.

Ma è una cattiva?

Qui si cammina sul filo del rasoio della caratterizzazione di un personaggio. Ci sono troppe sfumature per chiudere Serena Joy in un solo compartimento, per descriverla con un solo aggettivo. La seconda stagione è servita a farcela conoscere meglio.

Serena può essere una persona orribile, motivata dal puro egoismo, ma può anche essere di più.

Le certezze di Serena sono cadute pian piano nel corso degli episodi. Dalla prima punizione di Fred al viaggio in Canada, in cui Serena ha quasi toccato – con mano – la libertà.

La scena finale della stagione tra lei e June è forse una delle più profonde e intense a livello emotivo degli ultimi anni di televisione. Non c’è qualcuno che sta per morire, non è una scena di combattimento, ma è il punto di massima tensione della serie.

June prova compassione per Serena, riesce a farlo, nonostante tutto. In una serie dove c’è poca umanità, bisogna cercarla in ogni angolo ed aggrapparsi ad essa.

Il rapporto conflittuale ma anche – stranamente – complice tra Serena e June è uno dei punti forti della serie.

Tra Nick e Luke

The Handmaid's Tale 2

Luke è il personaggio più debole della serie. Non a livello di caratterizzazione, perché gli autori l’hanno reso così per un motivo preciso, ma a livello umano. Risulta passivo agli eventi, quasi incapace di fare qualcosa. L’unica volta in cui ha davvero reagito è stato durante l’episodio ambientato in Canada. E non è stato abbastanza. Moira sembra più pronta a fare qualcosa per June e questo ci porta a non tifare per una reunion tra June e Luke.

Nick ha rischiato la vita più volte per salvare June ed è sicuramente un personaggio più attivo nella serie.

C’è una scena in cui Nick e June immaginano un loro possibile futuro insieme alla bambina. Una scena che sarebbe un perfetto happy ending, una scena che probabilmente non vedremo mai. Ma è bello anche solo immaginare, aggrapparsi a quella speranza.

Emily 

The Handmaid's Tale 2

Emily è probabilmente uno dei personaggi più interessanti dello show. Il più sovversivo. Alexis Bledel è straordinaria nel ruolo.

Nel finale di stagione Emily colpisce zia Lydia. Un mix di emozioni sul suo viso: felicità, gioia, per la vendetta, poi rabbia, delusione e infine paura. Nel giro di pochissimi secondi. E questo ci dimostra quanto la Bledel sia brava.

Il gesto è sicuramente rischioso ma comprensibile. È stato un dito medio che si è concretizzato. D’altronde è orribile sentirsi dire quanto si è fortunati in una situazione del genere. Le ancelle hanno iniziato a rispondere, a ribellarsi  – pensiamo anche a June che tira un ceffone a Fred e lo manda a quel paese – FINALMENTE!

La libertà di Emily arriva grazie ad un personaggio molto particolare, che sicuramente siamo curiosi di rivedere in futuro (mi dava vibrazioni positive, effettivamente).

La decisione di June

June è riuscita a scappare. Ha sfiorato – di nuovo – la libertà, perché ha scelto di restare a Gilead. Una decisione impopolare per molti, ma assolutamente in-character e la più coraggiosa da prendere.

Non perché la serie debba andare avanti. Ma perché sua figlia è ancora lì. Nick è ancora lì. Serena è ancora lì. Le Marta sono ancora lì. Le ancelle sono ancora lì. Scappare sarebbe stata la cosa più facile, ma allo stesso tempo anche la più difficile.

Ora la vera rivoluzione può iniziare. Ora è il momento di combattere.

La seconda stagione di The Handmaid’s Tale è impeccabile su tutti i piani: la sceneggiatura è maestosa, dettagliata, rilevante. La fotografia è straordinaria, stupenda, cinematica. La recitazione è su un altro livello: è reale, toccante, piena di sfumature.

È uno show che racconta una storia difficile da vedere, non è per tutti, non è quel tipo di serie che vedi per svagare la mente o pensare ad altro. È quel tipo di serie che segui per pensare, per riflettere, per essere uno spettatore attivo.

Voto: 10