Servant, la serie tv che porta la firma di Shyamalan

Giusy Dente|

servant

Il regista indiano-americano M. Night Shyamalan (Split, Il sesto senso) sbarca su Apple + con una serie tv dai contorni decisamente inquietanti e a tratti surreali, elementi a cui ci ha abituati anche con le sue produzioni cinematografiche. Quello che porta sul piccolo schermo è un thriller drammatico scritto da Tony Basgallop in cui si racconta il dolore di una coppia di genitori (interpretati da Lauren Ambrose e Toby Kebbell) costretta ad affrontare l’evento più tragico che si possa immaginare: la morte di un figlio. I primi episodi di Servant sono già disponibili sulla piattaforma e in arrivo ce ne sono altri sette, che verranno rilasciati a cadenza settimanale. Nel cast anche Rupert Grint, il Ron della saga di Harry Potter, nei panni del tenebroso Julian (ratello della protagonista) e Nell Tiger Free in quelli di Leanne, la tata.

Apple+ ha già annunciato che ci sarà anche un seguito, una seconda stagione di Servant, ma nessuna anticipazione è stata rilasciata circa trama, cast e tempi di realizzazione.

Servant: trama

La vita di Dorothy e Sean viene sconvolta da un evento drammatico: loro figlio Jericho muore appena 13 settimane dopo il parto. Alla coppia viene consigliato di portare in casa una bambola, strumento utile per accettare il dolore e superare così il trauma. La bambola ha fattezze estremamente realistiche e Dorothy la accudisce sempre più come un bambino vero, al punto da assumere appositamente una tata. Quest’ultima, Leanne, porta con sé presenze inquietanti nella casa e crea un’atmosfera davvero cupa.

Rupert Grint ha rivelato, durante la presentazione americana della serie:

Quello che amo di Servant è che ti costringe a porti un sacco di domande. Ti chiedi in continuazione se i personaggi sono buoni, quale sia la verità. Stare vicino a questa bambola mi ha messo davvero alla prova Fa uno strano effetto. Da un lato vorresti prendertene cura perché sembra davvero reale. Dall’altro c’è qualcosa di davvero inquietante in questa cosa. Guardandola negli occhi vedi l’inferno. È disturbante e vorresti fuggire via il prima possibile».

M. Night Shyamalan in un’intervista ha invece riflettuto sul tema dell’ignoto:

Lo sconosciuto è ciò che vuoi evocare quando crei suspense. Allora: cos’è quel rumore al piano di sopra? Cosa sta succedendo lassù? Quella bambola è viva o non è viva? Evocare l’ignoto è come mettere le persone a disagio. E trovo che quando sei in quella modalità di nervosismo e disagio sei più emotivo, ti connetti di più ai personaggi mentre ti immedesimi in loro e vuoi che stiano bene.

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